Midnight in Paris
-
Titolo originale: Midnight in Paris
-
USA 2011. Regia e seneggiatura di: Woody Allen
-
Genere: Commedia
-
Durata: 100'
-
Interpreti: Adrien Brody, Marion Cotillard, Rachel McAdams, Owen Wilson, Carla Bruni, Kathy Bates, Michael Sheen, Tom Hiddleston, Alison Pill, Elsa Pataky, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Gad Elmaleh, Corey Stoll, David Lowe, Lil Mirkk, Léa Seydoux
-
Nelle sale dal: 02/12/2011
-
Trailer
-
Film d'apertura al Festival di Cannes 2011
Trama del film:
E' una storia romantica ambientata a Parigi, nella quale s'intrecciano le vicende di una famiglia, in Francia per affari, e di due giovani fidanzati prossimi alle nozze; tutti alle prese con esperienze che cambieranno per sempre le loro vite. Il film è anche la storia del grande amore di un giovane uomo per una città, Parigi e dell'illusione di tutti coloro che pensano che se avessero avuto una vita diversa sarebbero stati molto più felici.
Recensioni in rete:
Woody (e noi) e la nostalgia dei tempi andati. Quelli che non abbiamo mai vissuto, che sono stati mitici e che mitizziamo ancor di più per non averli toccati con mani, occhi, cuore.
Midnight in Paris rappresenta uno scarto netto rispetto ai ragionamenti portati avanti da Allen nei suoi ultimi film: quelli sull'amore, la coppia, la vita. Le sue difficoltà e le sue illusioni. Perché Midnight in Paris non è semplicemente la storia di un uomo che, alle soglie del matrimonio, nella Parigi che ha sempre amato, vede le sue crisi esistenziali esplodere per via dell'incontro con un'altra donna.
Recuperando la dimensione immaginifica e sognante di opere come La rosa purpurea del Cairo e similari, Allen fa del Gil ottimamente interpretato da Owen Wilson - che (non) è l’ennesima incarnazione del suo autore - un uomo che sogna un passato, quello della Parigi degli anni Venti, e che ne viene letteralmente rapito nel corso di una peregrinazione notturna, allo scoccare della mezzanotte. E allora Gil abbandona il suo presente e finisce a una festa con Scott Fitzgerald e Zelda, a bere con Hemingway, a far leggere il suo tribolato romanzo a Gertrude Stein, a innamorarsi della musa di Picasso e a disquisire della paradossale situazione che vive (?) con i surrealisti Dalì, Man Ray e Buñuel. E che, così facendo, saltando avanti e indietro nel tempo, realizza gradualmente tutte le insoddisfazioni professionali e sentimentali del suo presente.
...Nella Parigi degli anni Venti Gil trova tutto quel che desidera, e per questo nei suoi ritorni alla realtà trova la forza e il coraggio per vedere quel che negava: un rapporto insoddisfacente, un tradimento chiaro ma ignorato, il suo progressivo castrarsi nel nome di un pragmatismo che non fa affatto rima con realismo.
Allen però è lucido, e sa bene realismo non è nemmeno abbandonarsi a un sogno che prima o poi si trasformerà in una nuova spirale d'insoddisfazione, perché sognare e basta è una fuga vigliacca di quelle che Hemingway non perdonerebbe. Realismo è il coraggio che Gil ha nel non seguire il sogno del suo sogno, la splendida Adriana di Marion Cotillard, che come lui mitizza un altro âge d'or che non ha mai vissuto, e alla quale non riesce a rinunciare quando la abbraccia.
Realismo è aver voglia di sognare e avere il coraggio di portare il sogno nel presente, nella vita vera. Di capire che se una donna è sbagliata, e un'altra è solo utopia, ce ne deve essere una terza che è giusta, che condivide i nostri sogni ma che sogno non è. Di vivere la vita con idealismo, ma senza velleitarismi.
Nel suo film, Allen fa dire a Gertrude Stein che l'artista non è colui che fugge, ma colui che con la sua opera cerca di dare senso e speranza di fronte all'insensatezza dell'esistenza.
Non occorre aggiungere molto. Forse solo che la classe, l'arguzia, l’umorismo, il sentimento e persino la politica (quella spicciola e quella esistenziale, ma pesantissima, considerati i tempi che viviamo) che Allen mette dentro la declinazione in film di questo concetto non sono cosa di tutti i giorni.
(da Coming Soon - Federico Gironi)
Non è certamente il messaggio o il plot il punto forte di questo nuovo film di Allen, ma sono gli ironici incontri, spesso surreali, del protagonista con tante personalità del passato, figure iconiche che il regista e scrittore tratteggia con la consueta (auto)ironia e in maniera irresistibile.
Che Parigi fosse per Woody Allen una città magica lo sapevamo già dai tempi di quel gioiellino spesso sottovalutato che è Tutti dicono I Love You: nel film del 1996 il regista e attore newyorchese faceva elegantemente volteggiare per aria Goldie Hawn nel bel mezzo di un ballo sul lungosenna, potere del romanticismo innato della capitale francese e del genere musical a cui si rifaceva. Con questo Midnight in Paris scopriamo che l'incantesimo si estede ben oltre dei semplici passi di danza, ma anzi allo scoccare della mezzanotte avvolge l'intera città permettendo agli abitanti e ai turisti più sognatori di viverla costantemente al suo meglio, nella sua epoca d'oro, al di fuori dal tempo.
Una scena di Midnight in Paris La condizione ideale per godersi questo nuovo film di Woody Allen, evento di apertura di questo 64. Festival di Cannes, sarebbe quella di sapere il meno possibile delle trovate del regista e godersi la lenta e progressiva trasformazione da tradizionale commedia romantica a "commedia in costume", ma è anche vero che senza quantomeno sfiorare il cuore del film non si riuscirebbe a rendere giustizia ad una pellicola che sebbene non priva di qualche momento fin troppo didascalico (e ovviamente lontano dai fasti dei capolavori della filmografia alleniana) riesce certamente a far ridere e divertire di gusto, soprattutto il pubblico di una certa cultura, amante dell'arte in tutte le sue forme, a cui evidentemente si rivolge.
(Da Movieplayer.it - Luca Liguori)